La busta paga: TFR, contributi, cosa resta
7 minuti di lettura · gratis, senza registrazione
È quanto stai mettendo da parte ogni anno di TFR con una retribuzione lorda di 30.000 €, senza accorgertene: la legge accantona un tredicesimo e mezzo dello stipendio. In trent'anni di lavoro sono oltre 66.000 € — probabilmente la somma più grande che accumulerai nella vita dopo la casa. Ed è scritta ogni mese nella busta paga, in una riga che quasi nessuno guarda.
La busta paga si legge in tre blocchi, e la confusione nasce dal fatto che i numeri grandi in alto non sono quelli che ti arrivano.
La retribuzione lorda. È il punto di partenza, e non è quanto costi all'azienda: il costo aziendale è ancora più alto, perché ci sono contributi a carico del datore che nella tua busta quasi non compaiono. Come ordine di grandezza, su una RAL di 30.000 € l'azienda ne spende circa 39.000 e a te ne arrivano circa 21.600. Fra il costo e il tuo netto passa quasi il 45%: è il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo.
Le trattenute. Sono di due tipi e vanno distinte, perché non sono la stessa cosa. I contributi previdenziali (circa il 9,19% a tuo carico per un dipendente standard) non sono una tassa: sono soldi che finiscono sulla tua posizione INPS e che un giorno torneranno come pensione. L'IRPEF invece è imposta pura, a scaglioni, ridotta da eventuali detrazioni.
Il TFR. Ogni mese l'azienda accantona per te circa un tredicesimo e mezzo della retribuzione. Nella busta lo trovi in una sezione a parte, spesso in fondo, come «quota TFR» o «accantonamento TFR». È già tuo: lo ricevi quando lasci l'azienda.
E qui c'è la scelta che quasi tutti fanno per inerzia: il TFR può restare in azienda — dove si rivaluta dell'1,5% più il 75% dell'inflazione, quindi circa il 3% con inflazione al 2% — oppure essere versato a un fondo pensione, dove il rendimento dipende dal comparto scelto e ci sono vantaggi fiscali, ma i soldi diventano molto meno accessibili. Non c'è una risposta giusta uguale per tutti: c'è una scelta che vale decine di migliaia di euro e che moltissimi non hanno mai fatto consapevolmente. La riprendiamo nel percorso sulla pensione.
Le tre cose da controllare ogni mese, che richiedono trenta secondi: che le ore o i giorni siano quelli veri; che il livello e la qualifica corrispondano al contratto; che la riga del TFR ci sia e cresca. Gli errori in busta paga esistono, e più tempo passa più diventa scomodo farli correggere.
I contributi previdenziali trattenuti in busta paga sono una tassa?
Il netto che leggi in fondo alla busta è il numero da cui parte tutto il resto: mettilo nel calcolatore e guarda quanto ti resta davvero.
Apri lo strumentoIl traguardo si sblocca facendo la cosa, non leggendo la lezione.
Simulazione a scopo didattico: non è consulenza finanziaria personalizzata né una raccomandazione di investimento. Ragioniamo per categorie di strumenti, mai per prodotti specifici, e non riceviamo commissioni da banche, SGR o intermediari.
Ti mandiamo la prossima
Una lezione come questa ogni settimana, più il “cosa significa per te” sulle notizie che contano. Lascia l’email: niente spam, disiscrizione in un click.